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Detomas sulle orme di Fawcett, il “vero” Indiana Jones

Detomas sulle orme di Fawcett, il «vero» Indiana Jones



Il libro della giornalista Detomas sull’esploratore Harrison Fawcett scomparso in Brasile nel 1925 sulle tracce di una città fantasma

Corriere dell'Alto Adige

di Lucia Munaro

24 dic 2019

Sulle tracce dell’esploratore e archeologo Percy Harrison Fawcett, che ispirò nel cinema la figura del mitico Indiana Jones. Margherita Detomas, giornalista trentina della Val di Fassa che lavora alla Rai di Bolzano, da una ventina d’anni si è messa sulle tracce di questo esploratore scomparso nella foresta amazzonica, Percy Harrison Fawcett.


E ora racconta il mistero che aleggia intorno alla scomparsa di Harrison Fawcett e la spedizione fatale in cui morì, nel libro Città invisibili L’Eldorado di Percy H. Fawcett e Timothy Paterson (editrice Write Up Site).


Margherita Detomas ha fatto molti viaggi in Brasile e tante accurate ricerche su Fawcett. Cartografo britannico della Royal Geographical Society di Londra, pioniere delle ricerche archeologiche e dell’esplorazione del Mato Grosso nel cuore del Brasile, scomparve misteriosamente nel 1925 insieme a due compagni di viaggio, nella foresta amazzonica, in una delle innumerevoli spedizioni che aveva intrapreso in quei territori.


Nei primi decenni del secolo scorso, Fawcett aveva esplorato in lungo e in largo il continente sudamericano, prima per la corona britannica, in seguito come topografo esperto per mappare i confini tra Bolivia, Perù e Brasile e infine per conto proprio, come archeologo.


In quest’ultimo ruolo, il colonnello Fawcett era alla ricerca di antiche civiltà, sepolte forse nell’impenetrabile e immenso territorio del Mato Grosso nel cuore del Sudamerica e della cui esistenza egli era certo, come riportano i suoi biografi.


Tra questi, il figlio minore Brian, che raccolse e interpretò gli scritti lasciati dal padre e negli anni Cinquanta ripercorse in alcuni viaggi gli stessi luoghi dove il padre si era avventurato per l’ultima volta sulle tracce di una misteriosa città che Fawcett stesso chiamava Z., e poi il pronipote di Percy Fawcett, Timothy Paterson, anch’egli convinto dell’esistenza della città perduta. Quest’ultimo, ufficiale di carriera, esploratore, scrittore e come il prozio nella Royal Geographical Society, ha vissuto molti anni in Italia tra la Toscana e l’Alto Adige, dove abitava al Renon, ed è stato l’anello chiave per la ricerca di Margherita Detomas.


«Ho conosciuto la storia di Fawcett attraverso la narrazione di Timothy Paterson che avevo incontrato in Alto Adige - racconta l’autrice - . Dopo averlo intervistato più volte ho avuto il privilegio della sua amicizia e di accompagnarlo, dal 1996 in poi, negli ultimi viaggi in Brasile. Sono stata invitata a tenere una specie di diario di viaggio e ciò mi ha dato l’occasione di avvicinarmi ai percorsi leggendari compiuti dall’esploratore britannico».


Margherita Detomas si è appassionata così alle vicende di Fawcett e, dopo aver pubblicato i primi articoli sulla storia e sulle leggende a lui collegate, ha continuato anche dopo la morte di Timothy Paterson avvenuta nel 2004 a viaggiare da sola nel continente sudamericano e a raccogliere materiale sul caso Fawcett, in Europa e in Brasile. Il risultato di almeno quindici anni di intenso lavoro e di laboriose ricerche nelle biblioteche e negli archivi, ma anche e soprattutto sul campo, nelle impervie regioni dell’Amazzonia, incontrando e confrontandosi anche con varie etnie indigene, è ora questo libro.


Detomas contesta nel suo libro proprio l’associazione impropria del nome del colonnello inglese con la ricerca di Eldorado, il leggendario tesoro rincorso senza successo per centinaia di anni dai conquistadores.


«L’oro che cercava Fawcett -spiega- era quello della conoscenza e della scoperta, che è il sogno di ogni esploratore». E aggiunge: «Mi sento anche di escludere la facile soluzione del giallo della misteriosa scomparsa di Fawcett e compagni, che tante persone ha appassionato, incolpando gli indigeni della loro uccisione, come alcuni hanno sostenuto per molto tempo. Nel libro descrivo anche la mia spedizione personale nello Xingù che ho intrapreso per indagare proprio questo aspetto del mistero».


Nella parte iniziale l’autrice ha ricostruito la spedizione fatale del 1925, annunciata e seguita allora dai giornali di tutto il mondo, raccogliendo tutti gli articoli e scritti che furono pubblicati allora.


Oltre a evidenziare le ricerche archeologiche contemporanee di cui Fawcett è stato il precursore in Sud America e che confermano forse la sua convinzione, Detomas mette poi in luce quanto l’esploratore britannico abbia influenzato non solo altre esplorazioni, ma anche molta letteratura e molto cinema.


Fawcett è ritenuto da molti il vero ispiratore del personaggio di Indiana Jones e nel 2017 Hollywood ha dedicato proprio alla sua figura il film Civiltà perduta coprodotto da Brad Pitt.


Corriere dell'Alto Adige

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